Primo Album

Humoreske

Ho ascoltato live il giovane pianista Giacomo Menegardi già diverse volte e lo ritengo una delle personalità più folgoranti della sua generazione. Lo dimostra in questo album di debutto, incentrato sul romanticismo aurorale. Rivelatoria delle qualità di Menegardi è, fin dalle prime note, la Fantasia op. 28 di Mendelssohn, in cui il pianista dipinge una pluralità di situazioni con una paletta dinamica e coloristica magistrale. Ciò che stupisce non è tanto la cura del dettaglio, presente anche in altri talenti, bensì l’affiato lirico e la capacità di tenerci col fiato sospeso. Nella Sonata op. 111 di Beethoven colpisce l’aderenza assoluta al testo e, soprattutto nell’Arietta, la capacità di restituire con commozione il beethoveniano “sentimento della natura”, quasi una liberazione dagli umani affanni. Con gli anni, Menegardi andrà forse più a fondo negli elementi tragici e dionisiaci insiti nel pathos del primo movimento. La capacità di cogliere una malinconia fugace e ineffabile è però già evidente nell’Humoresque di Schumann, i cui contrasti espressivi sono ben colti, fra candore ed eroici furori, fibrillazione emotiva e sognanti sospensioni.

Luca Ciammarughi – Recensione da 5 Stelle su Amadeus

Nuovo album

Humoreske

La Fantasia in fa diesis minore op. 28 di Felix Mendelssohn è citata nella corrispondenza dell’autore come la sua Sonata “Scozzese”: questa, infatti, fu concepita durante un viaggio dello stesso Mendelssohn in Scozia nel 1829. Il compositore tedesco era estremamente affascinato dalla Scozia, dai suoi paesaggi, dal folklore, dalla storia e dalla letteratura - aveva letto e conosceva molto bene i Canti di Ossian e le opere di Sir Walter Scott. Tra l'altro, l’attrazione di Mendelssohn per questa terra è testimoniata anche dalla Sinfonia “Scozzese” (1829) e dall’Ouverture “Le Ebridi” (1830). La Sonata “Scozzese” fu pubblicata nel 1833, ma con il nome di «Fantasia» e senza l’attributo “scozzese”. In ogni caso, si tratta di una vera e propria sonata, con il primo e il terzo movimento strutturati entrambi secondo la forma sonata. Il primo tempo assume quasi l’espressività di una ballata romantica, con tratti rapsodici iniziali e un preludio che ricorda, negli inquieti arpeggi iniziali, il suono di un’arpa; la memorabile chiusura del movimento è caratterizzata da un pedale aperto per creare un effetto sfocato e indefinito. Il clima drammatico del Con moto agitato contrasta con quello più affettato del secondo movimento, che consiste in uno Scherzo - un riferimento alle sonate di Beethoven. Infine, il terzo movimento è un turbine di dinamismo e carica, con una conclusione quasi bellicosa e appassionata, data da un pianismo molto brillante. A proposito di composizioni significative, la Sonata n. 32 op. 111 fu l’ultima sonata per pianoforte scritta da Beethoven (tra il 1821 e il 1822) ed è stata definita da Robert Taub come «il trionfo dell’ordine sul caos, dell’ottimismo sull’angoscia». Nel settimo capitolo del Doktor Faustus di Thomas Mann (1947), Kretschmar illustra al pubblico quest’opera di Beethoven: il personaggio si chiede perché il compositore tedesco non abbia composto anche un terzo movimento per la sua ultima sonata. Questa, infatti, si compone di due soli movimenti: quello iniziale dà assoluta preminenza al primo tema, segnando l’intera pagina con un carattere severo e impetuoso. L’Allegro con brio costituisce una sorta di preambolo per l’Arietta con variazioni, in cui la tensione si accumula di variazione in variazione, come una sorta di purgatorio, fino alla quinta e ultima di queste, nel momento in cui il tema torna alla sua forma originaria, nella sua piena nudità, con trilli e atmosfere quasi rarefatte che in un certo senso gli danno una connotazione sublimata. Dopo un finale così struggente, secondo Mann, un terzo movimento è impensabile: l’Arietta segna l’addio di Beethoven alla sonata per pianoforte, ma anche la fine della sonata stessa come genere musicale. Secondo Theodor Adorno, si può vedere nell’Op. 111 il «prototipo di una musica che non ha bisogno di essere ascoltata e che sfugge alla protezione sociale della borghesia»: l’opera di Beethoven «fa esplodere lo schema della docile corrispondenza tra musica e società». A differenza della struttura compatta della sonata beethoveniana, l’Humoreske di Robert Schumann offre una prospettiva emotiva frammentata e caleidoscopica. In una lettera del 1839 a Clara, Robert scrive: «Per tutta la settimana sono stato al pianoforte e ho composto, riso e pianto allo stesso tempo: troverai l'impronta di tutto questo nella mia grande Humoreske». Con il termine “Humoreske” Schumann si riferisce, dunque, a una continua mutazione dei propri stati d’animo, sintomo anche della personalità schizofrenica del musicista. In quest’opera si intuisce la volontà del compositore di disegnare delle scene, dal momento che essa è costituita da vasti quadri musicali marcati da elementi di simmetria. Pur essendo divisibile in otto parti, l’Humoreske può essere descritta attraverso delle macrosezioni: la prima sezione contiene un episodio più lirico e un altro di carattere contrastante, che conduce a un finale dal ritmo scandito; segue il ritorno dei primi due episodi. La seconda sezione consiste in un accumulo di eccitazione, che si placa in un accordo appena sussurrato. Per quanto riguarda la terza sezione, invece, si ha una struttura tripartita, per cui a una struggente malinconia si contrappone un brusco cambiamento, seguito da un ultimo tema sereno e aperto. La quarta sezione è caratterizzata da una pungente vivacità e da un finale a ritmo di marcia. Infine, nella conclusione di Humoreske la musica sembra ripiegarsi su sé stessa, in un discorso interiore molto intimo del compositore, nonostante l’ultima parola sia affidata a un brevissimo Allegro. Questi tre capolavori pianistici, pur appartenendo a epoche diverse e a compositori distinti, rivelano un universo musicale che va oltre la semplice struttura della sonata. Essi esplorano paesaggi emotivi e sfumature psicologiche, sfidando le norme musicali del proprio tempo e offrendo una panoramica ricca e coinvolgente del repertorio pianistico dell’Ottocento.

aut. Maddalena Menegardi

TrackList

Luca Ciammarughi, Italian Musicist

A true talent..

"..exceptionally clean. A great personality."

Jerome Rose Busoni First Prize Winner.

He is on his way..

"..to become one of Italy's finest Pianists."